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Come è cambiata la chirurgia della scoliosi negli ultimi 20 anni: tecniche moderne, mini-invasività e maggiore precision

  • 23 minuti fa
  • Tempo di lettura: 7 min
Chirurgia della Scoliosi: Come Sono Cambiate Tecniche e Mini-Invasività

Scoliosi

La chirurgia della scoliosi è profondamente cambiata negli ultimi vent'anni. Nuove conoscenze anatomiche, pianificazione avanzata, tecnologie intraoperatorie e tecniche chirurgiche mini-invasive hanno permesso di affrontare deformità vertebrali anche complesse con una precisione sempre maggiore. Ma la tecnologia, da sola, non basta: esperienza, casistica, ricerca e conoscenza dell'anatomia rimangono elementi fondamentali della moderna chirurgia vertebrale.

Vent'anni fa operare una scoliosi significava qualcosa di molto diverso

La chirurgia della scoliosi è probabilmente uno degli ambiti nei quali l'evoluzione della chirurgia vertebrale è maggiormente evidente.

In poco più di vent'anni sono cambiate le tecniche, gli strumenti, le possibilità diagnostiche, la pianificazione preoperatoria e, soprattutto, la capacità di comprendere la deformità nel suo complesso.

Un tempo l'obiettivo principale dell'intervento era correggere la curva.

Oggi sappiamo che una scoliosi è molto più di una colonna che presenta una deviazione laterale.

Si tratta di una deformità tridimensionale, nella quale entrano in gioco rotazione vertebrale, allineamento globale della colonna, rapporto con il bacino ed equilibrio sagittale.

Questo cambiamento di prospettiva ha modificato profondamente il modo di studiare e trattare la scoliosi, sia nell'adolescente sia nell'adulto.

Dalla curva alla persona: è cambiato il modo di studiare la scoliosi

Per molti anni la gravità della scoliosi è stata associata soprattutto all'ampiezza della curva misurata radiograficamente.

Questa misurazione rimane importante, ma oggi rappresenta soltanto uno degli elementi della valutazione.

La moderna chirurgia delle deformità vertebrali considera l'intera architettura della colonna.

Vengono studiati l'allineamento complessivo, la rotazione delle vertebre, la relazione tra colonna e bacino, la distribuzione dei carichi e la capacità del corpo di mantenere una posizione equilibrata durante la stazione eretta e il movimento.

È il concetto che abbiamo già approfondito parlando di equilibrio sagittale: una persona può avere una deformità apparentemente importante e conservare un buon equilibrio, mentre un'altra può sviluppare una significativa limitazione funzionale con una situazione radiologica differente.

Per questo la chirurgia moderna non cerca semplicemente di ottenere una colonna "più dritta".

L'obiettivo è ricostruire un equilibrio compatibile con la fisiologia e con le caratteristiche anatomiche del singolo paziente.

Non esistono due scoliosi uguali

Questo è uno degli aspetti più importanti da comprendere.

Così come non esistono due colonne vertebrali perfettamente uguali, non esistono due scoliosi identiche.

La deformità può interessare segmenti differenti della colonna, avere caratteristiche anatomiche diverse e presentarsi in persone con età, struttura ossea, mobilità e condizioni generali profondamente differenti.

Una scoliosi dell'adolescente non può essere valutata con gli stessi criteri di una scoliosi degenerativa comparsa in età adulta.

Allo stesso modo, una deformità flessibile richiede considerazioni differenti rispetto a una deformità strutturata presente da molti anni.

È proprio questa variabilità a rendere fondamentale l'esperienza specifica nella chirurgia delle deformità vertebrali.

La pianificazione dell'intervento è diventata molto più sofisticata

Uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi vent'anni riguarda ciò che avviene prima di entrare in sala operatoria.

Oggi la pianificazione rappresenta una parte essenziale dell'intervento.

Radiografie eseguite in carico, TAC, risonanza magnetica e sistemi avanzati di imaging permettono di ricostruire con grande precisione la geometria della colonna e di studiarne l'equilibrio complessivo.

Nei centri altamente specializzati, tecnologie avanzate come i sistemi EOS consentono inoltre di analizzare l'allineamento scheletrico con immagini in posizione eretta e una visione globale della postura.

Il chirurgo può così studiare preventivamente la deformità, individuare i segmenti maggiormente coinvolti e pianificare la strategia più appropriata.

La sala operatoria rappresenta quindi soltanto la fase finale di un processo decisionale iniziato molto prima.

Anche gli strumenti chirurgici sono profondamente cambiati

L'evoluzione dei sistemi di stabilizzazione vertebrale ha rappresentato un altro passaggio fondamentale.

Le moderne tecniche consentono un controllo tridimensionale della deformità molto più accurato rispetto al passato.

Sistemi di fissazione sempre più evoluti, tecniche di correzione tridimensionale, imaging intraoperatorio e navigazione permettono al chirurgo di lavorare con livelli di precisione progressivamente maggiori.

Ma esiste un punto che non dovrebbe mai essere dimenticato:

la tecnologia aumenta le possibilità del chirurgo, non sostituisce il chirurgo.

La capacità di interpretare correttamente le immagini, riconoscere le varianti anatomiche e modificare la strategia quando necessario deriva dall'esperienza e dalla conoscenza della colonna vertebrale.

Chirurgia della scoliosi e mini-invasività: cosa è cambiato

Uno degli argomenti maggiormente ricercati dai pazienti riguarda la chirurgia mini-invasiva della scoliosi.

Anche in questo campo l'evoluzione è stata importante.

Mini-invasività, però, non significa semplicemente praticare un'incisione più piccola.

Il vero obiettivo della chirurgia mini-invasiva è ridurre, quando possibile, l'impatto dell'intervento sui tessuti preservando al tempo stesso efficacia, precisione e sicurezza della correzione.

Lo sviluppo di nuovi accessi chirurgici, strumenti dedicati, sistemi di navigazione e una conoscenza anatomica sempre più approfondita ha permesso di utilizzare strategie meno invasive in un numero crescente di situazioni selezionate.

Non tutte le scoliosi possono però essere trattate con lo stesso approccio.

Nelle deformità più complesse la priorità rimane ottenere una correzione appropriata e sicura. La mini-invasività deve essere uno strumento al servizio del risultato, non un obiettivo da perseguire indipendentemente dalle caratteristiche della patologia.

Scoliosi Idiopatica
Scoliosi Idiopatica

Gli approcci anteriori hanno aperto nuove possibilità

Un altro importante campo di evoluzione riguarda gli accessi alla colonna vertebrale.

Accanto agli approcci posteriori tradizionali, lo sviluppo e il perfezionamento degli accessi anteriori hanno ampliato le possibilità terapeutiche disponibili in determinate patologie e deformità.

Tra questi rientra l'ALIF – Anterior Lumbar Interbody Fusion, tecnica nella quale Roberto Bassani ha maturato una particolare esperienza ed è stato tra i pionieri nello sviluppo dell'accesso periombelicale.

L'accesso anteriore permette di raggiungere determinati segmenti della colonna attraverso un percorso anatomico differente rispetto alla chirurgia posteriore.

In casi opportunamente selezionati può entrare a far parte di strategie chirurgiche volte a ripristinare l'allineamento e l'equilibrio della colonna limitando l'aggressione delle strutture muscolari posteriori.

Ancora una volta, però, è l'anatomia del singolo paziente a determinare quale sia la strada più appropriata.

La ricerca anatomica continua a cambiare anche la chirurgia della scoliosi

La recente evoluzione della chirurgia vertebrale non sarebbe stata possibile senza il progresso della ricerca anatomica.

Conoscere sempre meglio i rapporti tra vertebre, nervi, vasi e strutture muscolari consente di perfezionare gli accessi chirurgici e sviluppare procedure sempre più precise.

È un tema particolarmente importante nell'attività scientifica che affianca all'attività chirurgica ad una costante partecipazione alla ricerca e al confronto scientifico internazionale.

In occasione dell'Anatomical Society Summer Meeting 2026 di Bristol è stato presentato uno studio dedicato proprio all'anatomia vascolare e nervosa della regione lombosacrale e alla sua influenza nella scelta dell'approccio chirurgico anteriore alla colonna.

Ricerca anatomica e chirurgia non rappresentano infatti due mondi separati.

Le conoscenze sviluppate attraverso la ricerca possono tradursi direttamente in una migliore pianificazione e in una maggiore consapevolezza delle varianti anatomiche che il chirurgo può incontrare.

L'esperienza conta soprattutto nei casi complessi

La chirurgia della scoliosi richiede una curva di apprendimento particolarmente lunga.

La tecnologia può aiutare il chirurgo, ma non può sostituire l'esperienza maturata attraverso un'elevata casistica.

Questo diventa ancora più importante quando si affrontano scoliosi severe, deformità dell'adulto, situazioni anatomiche complesse o interventi che richiedono strategie combinate.

Roberto Bassani dirige la Chirurgia Vertebrale dell'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano, centro ad alta specializzazione nel trattamento delle patologie e delle deformità della colonna vertebrale.

L'attività clinica su un'elevata casistica, insieme alla ricerca, alla formazione e all'insegnamento delle moderne tecniche di chirurgia vertebrale, permette di mantenere quel continuo rapporto tra esperienza e innovazione che rappresenta uno degli elementi fondamentali nella gestione delle deformità complesse.

Innovazione significa anche sapere quando una nuova tecnica è indicata

Negli ultimi anni parole come robotica, navigazione, intelligenza artificiale e chirurgia mini-invasiva sono entrate sempre più frequentemente nel linguaggio medico.

Sono strumenti straordinariamente importanti.

Ma innovare non significa necessariamente utilizzare la tecnologia più recente in ogni intervento.

La vera innovazione consiste nel conoscere tutte le possibilità disponibili e saper scegliere quella più appropriata.

Una tecnica può essere eccellente per un determinato paziente e non essere indicata per un altro.

Per questo esperienza e innovazione non devono essere considerate alternative.

La vera chirurgia avanzata nasce quando l'innovazione viene guidata dall'esperienza.

Dalla scoliosi alla deformità vertebrale: è cambiata anche la visione del risultato

Forse il cambiamento più importante degli ultimi vent'anni è proprio questo.

Non si cerca più soltanto di correggere una curva.

Si cerca di comprendere l'intero equilibrio della persona.

Una correzione radiograficamente perfetta non rappresenta necessariamente il miglior risultato possibile se non rispetta l'anatomia, l'età, la mobilità e le caratteristiche individuali del paziente.

La moderna chirurgia delle deformità vertebrali ha quindi progressivamente spostato l'attenzione dalla semplice correzione della scoliosi alla ricostruzione di un equilibrio funzionale.

È un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico.

Il futuro della chirurgia della scoliosi

Nei prossimi anni assisteremo probabilmente a un'ulteriore accelerazione.

Pianificazione tridimensionale, navigazione, imaging avanzato, robotica e intelligenza artificiale offriranno strumenti sempre più sofisticati per studiare la deformità e supportare il chirurgo durante l'intervento.

Parallelamente continueranno a evolversi le tecniche mini-invasive e gli approcci chirurgici finalizzati a preservare il più possibile l'anatomia e la funzionalità del paziente.

Ma il futuro della chirurgia della scoliosi continuerà a poggiare sugli stessi elementi fondamentali che ne hanno consentito l'evoluzione fino a oggi:

conoscenza dell'anatomia, ricerca scientifica, esperienza chirurgica e capacità di interpretare l'unicità di ogni colonna vertebrale.

Conclusioni

La chirurgia della scoliosi degli anni Duemila è profondamente diversa da quella di vent'anni fa.

È cambiato il modo di studiare la deformità, è aumentata la precisione della pianificazione, sono evoluti gli strumenti chirurgici e si sono sviluppati approcci sempre più rispettosi dell'anatomia, comprese tecniche mini-invasive utilizzabili nei casi appropriati.

Ma l'evoluzione tecnologica non ha ridotto l'importanza dell'esperienza del chirurgo. Al contrario, l'ha resa ancora più determinante.

Più aumentano le possibilità terapeutiche, più diventa importante saper scegliere.

La moderna chirurgia della scoliosi nasce quindi dall'incontro tra grande esperienza clinica, elevata casistica, ricerca anatomica, innovazione tecnologica e conoscenza delle tecniche chirurgiche più avanzate.


Perché dietro una scoliosi non c'è semplicemente una curva da correggere.C'è una colonna vertebrale unica da comprendere.

FAQ

Come è cambiata la chirurgia della scoliosi negli ultimi 20 anni?

La chirurgia della scoliosi è diventata più precisa grazie a una migliore comprensione tridimensionale delle deformità, alla pianificazione avanzata, alla navigazione, all'imaging intraoperatorio e allo sviluppo di tecniche chirurgiche sempre meno invasive nei casi appropriati.

La scoliosi può essere operata con chirurgia mini-invasiva?

In alcuni pazienti selezionati è possibile utilizzare tecniche mini-invasive o strategie che riducono l'impatto sui tessuti. Non tutte le scoliosi, tuttavia, possono essere trattate in questo modo: la scelta dipende dal tipo e dalla complessità della deformità.

Qual è la differenza tra la chirurgia della scoliosi moderna e quella tradizionale?

Oggi l'obiettivo non è soltanto ridurre la curva, ma valutare tridimensionalmente la deformità, l'equilibrio sagittale, il rapporto tra colonna e bacino e le caratteristiche anatomiche del paziente per ottenere una correzione funzionale e appropriata.

Perché l'esperienza del chirurgo è importante nell'intervento per scoliosi?

La scoliosi può presentare caratteristiche anatomiche e livelli di complessità molto differenti. Un'elevata esperienza e casistica permettono di riconoscere queste differenze e scegliere tra diverse tecniche e strategie chirurgiche quella più appropriata.

Che ruolo ha la ricerca anatomica nella chirurgia della scoliosi?

La ricerca anatomica permette di conoscere meglio le varianti delle strutture ossee, nervose e vascolari e contribuisce allo sviluppo di accessi e tecniche chirurgiche sempre più precise e sicure.

Le nuove tecnologie sostituiranno l'esperienza del chirurgo vertebrale?

No. Navigazione, robotica, imaging e intelligenza artificiale sono strumenti di supporto sempre più sofisticati, ma la loro efficacia dipende dalla capacità del chirurgo di interpretare l'anatomia, pianificare l'intervento e scegliere la strategia appropriata.



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Roberto Bassani Chirurgo Vertebrale

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