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IA e big data in chirurgia: "Non sostituiranno mai il chirurgo, ma cambieranno tutto il resto"

  • 4 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

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Il dottor Roberto Bassani (Galeazzi-Sant’Ambrogio) spiega come l'IA e i big data riducano gli interventi del 30%, mettendo il paziente al centro della cura


Roberto Bassani
ROBERTO BASSANI - responsabile UO Chirurgia Vertebrale IRCCS Ospedale Galeazzi Sant'Ambrogio Milano

Il dottor Roberto Bassani, responsabile dell'UO Chirurgia Vertebrale all'IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio di Milano (Gruppo San Donato), Medaglia d'Oro al Merito della Sanità dalle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha dedicato la sua carriera sull'innovazione e su una domanda che non smette di farsi: si può fare meglio? Lo raggiungiamo telefonicamente a pochi giorni dal 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale SICV&GIS, che presiederà a Milano dal 7 al 9 maggio insieme ad Andrea La Maida, direttore dell'UOC Patologie Colonna Vertebrale dell'ASST Gaetano Pini-CTO.


i contenuti del convegno

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Il 7 maggio il Congresso si apre con corsi pre-congressuali dedicati alla scoliosi idiopatica adolescenziale e alla Spondilolistesi lombare, seguiti da sessioni su Deformità dell’adulto, nuove tecnologie, oncologia vertebrale e scoliosi ad insorgenza precoce. L’8 maggio è in programma una giornata su scoliosi idiopatica, chirurgia endoscopica, patologia cervicale, spondilolistesi e infezioni. Il 9 maggio si chiude con le sessioni su hip and spine, traumatologia, il simposio AO Spine sulle infezioni in chirurgia vertebrale e la sessione Spine Stones. 


"Una rassicurazione, prima di tutto" 

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Il primo punto che con il dottor Bassani chiariamo è quello che più spaventa: l'AI toglierà il lavoro ai medici? "L'intelligenza artificiale, che è una grande risorsa, non sostituirà mai l'uomo. La chirurgia, il clinico, il dottore, sostanzialmente no". Ma la premessa non è un'apertura alla rassicurazione facile. "Dobbiamo fare anche noi i conti e utilizzarla al meglio". Il paragone che usa è storico: "Cento anni fa sceglievano tra chi non sapeva usare l'aratro e chi lo sapeva usare. Poi chi scriveva a mano e chi sapeva usare la macchina da scrivere, poi il computer. Adesso si sta arrivando all'orientamento di tutte le grandi aziende di addirittura assumere i computer, cercando di lasciare fuori il più possibile l'uomo". In medicina, chiarisce, non sarà così. Ma ignorare il cambiamento non è un'opzione.

Registri, dati e l'addestramento dell'intelligenza artificiale

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Il cuore del lavoro che Bassani porta avanti al Galeazzi è tutto nei dati. "Stiamo raccogliendo in maniera estremamente dettagliata dei dati su tutti i pazienti che soffrono di patologie della colonna vertebrale, inserendo dall'analisi a tutto quello che è lo stile di vita, all'attività fisico-sportiva, alle aspettative del paziente, alle comorbidità". Il Galeazzi è l'unico centro in Italia con la certificazione europea EUROSPINE, la società europea di chirurgia vertebrale: golden standard su tutte le procedure. Compilando i registri nel tempo, il team ha potuto iniziare ad addestrare l'intelligenza artificiale. "L'intelligenza artificiale è l'elaborazione in millisecondi di milioni di dati. Ci dà dei modelli predittivi che si rivelano sempre più appropriati". Il risultato è la possibilità di costruire per ogni paziente un percorso su misura: "Facendo un matching con decine di migliaia di altri individui con quelle caratteristiche, identifico quale trattamento porta al risultato migliore. Mentre prima era più il fiuto singolo del medico, l'esperienza, o si tendeva a fare quella cosa cui si era più abituati da anni".


Meno chirurgia, stessi risultati: i dati preliminari

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Il punto più sorprendente arriva quando si parla di numeri. Applicando l'analisi dei big data alle indicazioni chirurgiche, il risultato è stato una riduzione importante degli interventi (maggiore selezione-appropriatezza e quindi qualità). "Ci ha portato a ridurre di almeno il 30% delle indicazioni chirurgiche che prima davamo con le stesse caratteristiche cliniche del paziente, ottenendo comunque, a distanza, dei risultati paragonabili. Riduciamo gli interventi chirurgici e i pazienti stanno bene uguali". Questo vale per categorie diverse di pazienti. Per gli sportivi, e il Galeazzi ne segue molti, anche professionisti, la logica è preservare il tessuto al massimo: "La chirurgia ha sempre un danno tessutale e quindi deve essere ridotta al minimo". Per gli anziani, il peso delle comorbidità richiede un approccio ancora più selettivo: "Riducendo, quando è necessario operare, l'intervento, non trattando tutto quello che vediamo, ma magari alcuni punti compatibili con la sintomatologia, riusciamo a ottenere un buon risultato senza fare una chirurgia più aggressiva". Il principio di fondo, ripetuto più volte: "Non per la radiografia o la risonanza di Giovanni Rossi, ma per Giovanni Rossi. Questo è molto importante. È quello che sta cambiando tutto".

Il paziente al centro: un cambio di mentalità prima che di tecnologia

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C'è un aspetto del nuovo modello che Bassani sottolinea con forza, e che riguarda il tempo della visita. "Quello che è cambiato è che non possiamo fare più una visita in un quarto d'ora, ma ci vuole veramente tempo, perché tutto questo va spiegato". L'analisi dei dati richiede consapevolezza e collaborazione attiva da parte del paziente. L'impulso a costruire questo sistema è arrivato da un'osservazione interna: "Essendo un centro di riferimento ci arrivano un po' da tutta Italia, circa il 70% è chirurgia di revisione, rioperiamo pazienti già operati. In alcuni casi per complicazioni, ma in molti casi magari per errori d'indicazione. Abbiamo detto: come mai? E da lì è partito questo modello". Il nodo, in fondo, non è tecnologico. "Dobbiamo cambiare noi la testa. Bisogna tornare a mettere i pazienti al centro, piuttosto che continuare a pensare siamo dei bravi chirurghi e quindi lo facciamo perché questo ci esalta dal punto di vista personale".


Replicabilità e futuro: dipende dai dati che inseriamo oggi

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L'ultima domanda riguarda la diffusione del modello. "Dovremo per forza. Se questo verrà dimostrato con tutta una serie di pubblicazioni non potremo non tenerne conto". Ma c'è una condizione: "La replicabilità dipenderà dalla buona volontà dei medici, degli operatori, dei centri a inserire i dati. Se non inseriamo questi dati correttamente non potremo addestrare l'intelligenza artificiale ad analizzarli in modo corretto. Dovremo sensibilizzare le persone a fare registri e raccogliere dati, è l'unica via". La chiosa finale sintetizza tutto il ragionamento: "Dal punto di vista tecnologico, la qualità di molti materiali in chirurgia è veramente ad un livello molto elevato. Ma quello che cambia è che dobbiamo cambiare noi. È un cambio di paradigma e richiede un passo indietro, o di lato da parte del medico". Un passo difficile, ma necessario. E il congresso di Milano, dal 7 al 9 maggio, sarà anche l'occasione per convincere i colleghi a farlo

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Roberto Bassani Chirurgo Vertebrale

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segreteria@robertobassani.com

cui risponderà
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Pamela Delle Cave.

Orari: Lun-Ven: 9.00-12.00

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Il dott. Roberto Bassani è iscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi di Pavia con il numero 8191.

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